Fonte:
Francesca Scarrica (La Scienza che ha dimostrato l’Aldilà)
[ Il professor Peter Fenwick è un vero luminare nel campo della neuropsichiatria ed è conosciuto in tutto il mondo per le sue approfondite ricerche nel campo delle esperienze di premorte o NDE... ]
Nn starò di certo a dilungarmi sull’elenco delle sue specializzazioni, che è davvero impressionante, spaziando esse dalla psichiatria alla neuropsichiatria, dalla diagnosi e cura delle malattie e dei traumi della testa, del cervello e della spina dorsale, allo studio degli stati alterati del cervello conseguenti a traumi, dalla cura dell’epilessia a quella dei disordini del sonno, perchè questi sono solo alcuni dei campi in cui il professor Fenwick è riconosciuto essere una vera autorità.
Voglio però solo sottolineare che è considerato la principale autorità medica nel campo delle NDE in Inghilterra e come tale è molto stimato sia dai suoi colleghi che dai media, che vedono in lui un punto di riferimento importante quando vanno a trattare questo argomento.
[ Nel corso dei suoi studi, il professor Fenwick ha analizzato più di 300 esperienze di premorte pubblicando le sue importanti conclusioni nel libro The Truth in the Light (La verità nelle Luce) scritto in collaborazione con la moglie, Elisabeth Fenwick. Le sue ricerche, coadiuvate dal dottor Sam Parnia, lo hanno portato a prendere una posizione netta nel dibattito che riguarda la natura del rapporto fra coscienza e cervello: egli si è infatti detto convinto, dalle sue esperienze e dagli studi effettuati direttamente sui suoi pazienti, che la coscienza è separata dal corpo e che essa continua a vivere dopo la morte fisica. Inoltre per lui, coscienza ed anima si equivalgono. E’ famosa una sua recente ricerca durante la quale, per un anno, Fenwick e collaboratori hanno studiato 63 casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Di questi, 56 non conservavano alcuna memoria del tempo in cui erano rimasti privi di conoscenza. Ma quattro dei sette che hanno dichiarato di ricordare qualcosa hanno superato la scala Grayson, che valuta le esperienze di “quasi morte”. I quattro hanno descritto sensazioni di pace e gioia, tempo annullato, perdita di percezione del corpo, di una luce brillante e dell’ingresso in un altro mondo. Esperienze che per Fenwick non possono assolutamente essere spiegate con il collasso delle funzioni cerebrali causato da mancanza di ossigeno o con combinazioni di medicinali (che, in casi del genere, sono uguali per tutti). Del resto, nelle sue ricerche, il professor Fenwick si è imbattuto, come già altri, nelle esperienze di premorte riportate da persone cieche fin dalla nascita che riportano di aver “visto”, quando erano fuori dal corpo, che tipo di manovre eseguivano i medici per rianimarli, oggetti particolari che erano nella sala di rianimazione e perfino potevano descrivere l’abbigliamento dei medici e delle persone presenti intorno a loro: il fatto che queste persone, non vedenti dalla nascita, possano descrivere così dettagliatamente particolari reali e confermati dai presenti, attesta in maniera chiarissima la realtà dell’esperienza stessa. Per il famoso neuropsichiatra questi fenomeni potrebbero fornire una valida risposta alla domanda se la mente o la coscienza siano prodotte dal cervello, o se il cervello non sia invece una specie di intermediario della mente, la quale esiste di per sé, al di fuori del nostro corpo.
Le sue ricerche vanno proprio in questa direzione e alle obiezioni scettiche che affermano che le NDE sono un effetto del cervello, Fenwick ribatte che bisogna tener conto che, dopo un arresto cardiaco, si perde coscienza in appena otto secondi, in 11 le onde cerebrali sono oramai piatte e dopo 18 non c’è più alcuna possibilità per il cervello di creare un modello del mondo. “Così il cervello è come se fosse spento” ha dichiarato il dottor Fenwick e poi: “Inoltre, ogni qualvolta abbiamo chiesto quando é avvenuta la NDE, i pazienti hanno detto che essa accade quando sono incoscienti. Se ciò è vero, la loro esperienza accadeva quando non c’era nessun flusso di sangue attraverso il cervello e quindi la coscienza sembrerebbe esistere al di fuori del cervello.”
Si potrebbe far notare che le loro esperienze sono accadute nei pochi secondi trascorsi tra il ripristino delle funzioni del cervello ed il ritorno della coscienza, ma il caso specifico di un paziente americano, dove tracce di attività elettrica nel cervello sono state attentamente monitorizzate, suggerisce che questo non é il caso. Fenwick dichiara: “Questo ed altri studi evidenziano che la mente ed il cervello non sono la stessa cosa, sembra che la mente possa operare in parte al di fuori del cervello, agendo come una specie di campo elettromagnetico, allo stesso modo in cui un televisore riceve i programmi attraverso l’etere. La domanda principale cui cerchiamo di rispondere è se la teoria del cervello-identità realmente tiene, sicché il prossimo passo è trovare più gente che ha avuto esperienze di premorte, ponendo simboli sul soffitto o sui muri della rianimazione e controllare se qualcuno può vederli.”
Ed è proprio questo che fanno attualmente Fenwick ed i suoi collaboratori, cercare di fornire prove inoppugnabili sulla realtà del fenomeno NDE attraverso percorsi che escludano ogni forma di obiezione... ].
Il vero problema è che molti [ ... neuroscienziati oggi non sanno cosa sia esattamente la coscienza e non hanno alcuna teoria per spiegare la sua natura perché si basano sulla scienza che studia il mondo oggettivo, esterno all’individuo, scienza che deriva da una concezione rinascimentale oramai desueta e che dobbiamo superare, adottando modelli che contemplino una scienza della soggettività o della coscienza. Per cui le NDE possono essere lo strumento attraverso il quale trovare un modo per superare quello che Fenwick chiama ‘‘consciousness gap’’ nelle neuroscienze ].
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